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Il progetto dell’architetto Fanny Di Cara  per “Casa Gabriella”

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Firenze, 15 aprile 2015 – La Toscana è in lutto per la scomparsa di Gabriella Bertini, una donna forte e coraggiosa, un simbolo della lotta per la dignità, la salute e l’autonomia delle persone paraplegiche. Fiorentina, nata a Dicomano nel 1940, Gabriella è venuta a mancare qualche giorno.Come raccontato dall’associazione Toscana Paraplegici, Gabriella è stata la prima donna italiana in sedia a rotelle a guidare un’automobile e grazie alle sue lotte pacifiche, tra cui uno sciopero della fame nel 1979, è stata aperta a Firenze l’Unità spinale. Percorrere la vita di Gabriella è come raccontare un romanzo, dove le parole chiave sono forza e speranza.Ultima di tre fratelli, all’età di quattro anni Gabriella perde in guerra il padre ufficiale di Marina. A tredici anni, per una trombosi spinale smette di camminare. Nonostante la vita le abbia già messo davanti prove difficili, Gabriella Bertini dimostrerà un incredibile coraggio e tanta determinazione. A 18 anni diventa segretaria del professor Adriano Milani, direttore del centro di riabilitazione per bambini spastici della Cri di Firenze. Frequenta Barbiana negli ultimi anni di Don Lorenzo, che fin dagli anni ’50 ha lottato per i diritti e per la dignità dei disabili.Negli anni ’60 Gabriella passa agli annali come la prima donna paraplegica a guidare un’autovettura. La vera grande battaglia vinta da questa donna straordinaria sarà però l’apertura dell’Unità spinale a Firenze. Ma questo traguardo arriverà solo dopo molti anni di lotte pacifiche. L’esempio a cui si ispirano Gabriella e il professor Milani è l’ospedale inglese Stoke Mandeville, dove persone con para e tetraplegia vengono curate e riabilitate fino al punto di poter fare sport e condurre una vita normale, contrariamente a quanto succede in Italia ancora negli anni Settanta.Durante le feste natalizie del ’70, Gabriella è anche impegnata nelle lotte per il lavoro dei disabili: occupa piazza della Signoria, ma al termine di questa lotta, all’inizio del ’71, deve andare a curarsi a Stoke insieme al marito Beppe. “Vedere come curavano e riabilitavano persone con lesione al midollo spinale – raccontò allora Gabriella – fu una cosa meravigliosa e capii subito che le stesse cose sarebbero dovute avvenire anche in Italia. Il programma del centro inglese era una realtà che dava speranza, faceva tornare la gioia di vivere, di muoversi, studiare, lottare”.La permanenza nel centro inglese permette di raccogliere una vasta documentazione e di conoscere numerosi operatori, primo fra tutti il direttore del centro , J.J. Walsh. Su iniziativa del comitato per la riabilitazione, formato nel frattempo e di cui facevano parte anche Gabriella e Beppe, inizia nel 1974 un filo diretto tra il dottor Walsh e la Regione Toscana per tenere conferenze e incontri. Anche gli altri paraplegici fiorentini cominciano a lottare insieme per avere cure adeguate. Nel 1978 qualcosa inizia a muoversi. Si realizza un reparto sperimentale al settimo piano del Cto, diretto dal prof Mizzau. Ma ancora non è sufficiente. Nel 1979 Gabriella è ricoverata nel centro per lesioni midollari di Heidelberg in Germania, insieme a tanti altri italiani.Il 18 novembre del 1979 Gabriella decide di iniziare uno sciopero della fame per protesta, formulando precise richieste alla Regione e al Ministero della Sanità. Alla sua lotta si uniscono i paraplegici di Firenze. Il 22 novembre, dopo 4 giorni di sciopero della fame, la Regione e il Cto si impegnano a creare una divisione autonoma ampliabile per lesioni al midollo spinale. Insieme a Medicina Democratica, l’associazione Toscana Paraplegici dà incarico al dottor Giulio Del Popolo di realizzare il modello per la nuova Unità spinale di Firenze. L’impegno di Gabriella contribuisce alla nascita del Civic (centro nazionale vacanze incontri culturali) sull’handicap a Marina di Grosseto. Le battaglie di questa grande donna si dirigono a favore delle unità spinali, le barriere architettoniche, il lavoro e la vita indipendente delle persone in carrozzina. L’ultimo progetto di Gabriella Bertini, dopo aver visto finalmente realizzata l’Unità spinale, è la creazione di un’area adiacente al reparto, dove assicurare assistenza per i malati più gravi. L’associazione paraplegici ha voluto chiamare questo nuovo sogno, non a caso, ‘Casa Gabriella’.

di Laura Tabegna

Firenze, 10maggio 2015 – Dopo la protesta davanti alla Regione di molte persone in sedie a rotelle, otto ore sotto il sole, a sostenere le ragioni dell’associazione Vita Indipendente è intervenuto anche Luca Pampaloni. La precisazione del fondatore dell’associazione riguarda soprattutto il problema dell’Isee, per cui esiste già una legge regionale che esenta dal pagamento le persone con disabilità. «Le richieste dei disabili – spiega Pampaloni – si articolano su questi punti: prima di tutto applicare su tutto il territorio della Toscana  la legge regionale che esenta dalla valutazione Isee le persone facenti parte del progetto Vita indipendente. Questo punto è di fondamentale importanza. Inoltre ricordiamo anche che Vita Indipendente chiede la continuazione del contributo per i disabili gravi già fruitori che superano i 65 anni di età, bandi per l’assistenza personale per la vita indipendente sempre aperti, mantenere e ampliare la franchigia al contributo, no all’utilizzo dei fondi per la vita indipendente per finanziare cose diverse dall’assistenza personale autodeterminata. Infine l’ultima proposta del movimento, che è anche una provocazione alla politica: ‘governatore, assessore e consiglieri regionali – si legge nel testo dei manifestanti – utilizzino giovani volontari del servizio civile come segretari e destinino i soldi così risparmiati all’assistenza personale per la vita indipendente dei disabili gravi’». Alle parole di Luca Pampaloni si aggiungono anche quelle di un’altra importante esponente dell’associazione, Patrizia Pepe. «Non vogliamo essere ghettizzati in appartamenti per disabili – ha spiegato Patrizia Pepe del movimento ‘Vita indipendente’ -, ma poter continuare a applicare il progetto di Vita indipendente che la Toscana ha applicato con quasi dieci anni di anticipo rispetto al resto del Paese. Chi vive in carrozzina può continuare ad essere autonomo grazie ad accompagnatori finanziati con risorse regionali. Il problema è che ci viene richiesta una rendicontazione rigida, praticamente impossibile da gestire dovendo chiamare diversi operatori anche per poche ore».

 

Fonte la Nazione

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